Caro Romano
Caro Romano,
proprio non ci siamo! Mi permetto di parlarti francamente perchè sono molto delusa.
Delusa dal fatto che il mio presidente del consiglio, che ho contribuito ad eleggere, prima durante le primarie, poi durante le elezioni politiche, si sia riempito la bocca di tanti e banali luoghi comuni sui giovani.
Da te proprio non me lo aspettavo: perchè sei stato il primo a ringraziare quelle migliaia di giovani elettori che hanno permesso al centro sinistra di vincere bene le elezioni della Camera, perchè sei stato l’unico candidato che ha parlato dei nostri problemi, che li hai posti nella sua agenda di governo.
E ora che sta per nascere il futuro della politica italiana, il Pd, i futuri elettori dello stesso ne sono esclusi dalla sua costituzione formale. Liquidati con frasi che suonano così: “se ci sono giovani in gamba, il posto se lo prendono” oppure “non vedo nessuno che si fa avanti”.
Caro Romano, per favore, esci dal tuo ufficio e vedrai che di giovani disposti a farsi avanti ce ne sono ma sono bloccati, frustrati, disillusi, delusi.
Siamo delusi da un sistema Italia che fa acqua da tutte le parti: dalla scuola e dall’università dove la nostra istruzione si impoverisce sempre di più, al mondo del lavoro dove molti di noi, la maggioranza, vivono in un perenne stato di precarietà.
Lo sai bene perchè questi sono punti critici da cui partiva il tuo programma di governo che ci dava finalmente un motivo in più per non rassegnarci.
È la gerontocrazia che domina il nostro paese che ci sta uccidendo: uccide le idee, i sogni, le potenzialità, allarga a piacimento il concetto stesso di giovane per darsi spazio per sopravvivere.
E tu che sei stato anche presidente della Commissione Europea sai bene come l’Italia sia una strana anomalia nel panorama europeo. Siamo quelli che escono più tardi dalla casa materna, quelli che non decollano professionalmente prima di una certa età e quelli che per farlo fuggono in un altro stato.
Siamo così perchè tutti cadono nel tuo luogo comune: siamo una generazione che manca di iniziativa e di volontà. C’è tutta una classe dirigente che, come dice un proverbio cinese, stoltamente guarda il dito e non la luna che indica.
E invece vorrei dimostrarti che la mia generazione di idee, di sogni, di iniziativa e di volontà di fare e cambiare ne ha a bizzeffe. Solo non le viene dato modo di esprimerle, non le viene dato credito. Nessuno investe nella nostra istruzione, parlare di prestito d’onore in Italia è ancora tabù, il dibattito nelle università è ormai una rarità perchè il nostro metodo di insegnamento non si è adattato alle riforme del settore. Eppure, tra di noi, ci sono cervelli brillanti, capaci di analisi critica, di elaborazioni complesse. Ma chi ascolta le nostre idee?
La precarietà, il lavoro a contratto alla lunga inibiscono la volontà di avanzare proposte perchè il nostro contributo lì o altrove ha un scadenza. Chi può essere produttivo e brillante se a una settimana dalla scadenza del proprio contratto non ha ancora avuto conferme o proroghe e c’è l’assillo delle bollette da pagare? Dobbiamo nascondere i nostri titoli di studio se vogliamo almeno accedere al colloquio, per evitare di essere scartati perchè troppo istruiti, leggi laureati. Come possono allora emergere i talenti?
Eterni mammoni. Conosco pochi ragazzi che si fanno da soli il proprio lavoro, che rischiano per un idea, un sogno, perchè un qualsiasi istituto di credito li sostiene, ne conoscono di più che ci riescono ma perchè alle spalle hanno una famiglia economicamente solida. E conosco pochissimi ragazzi con un lavoro saltuario possono permettersi di vivere da soli, fare il mutuo per la casa, pagare le bollette e magari mangiare qualcosa. Perchè hanno smesso di dare credito ai nostri progetti ma lo danno a chi truffa migliaia di risparmiatori nelle scalate finanziarie?
Caro Romano, se potessi dare una risposta a queste mie, nostre domande avresti già fatto ciò altri non hanno: avresti teso un’orecchio e scoperto che noi ci siamo, spingiamo, urliamo. Abbiamo solo alcune catene che non ci permettono di volare. La nostra presenza nel Comitato del Pd non è una questione di poltrone. Potremmo anche averla ma sarebbe inutile se non ci fosse neanche un orecchio ad ascoltarci.