Capro espiatorio

Di questi tempi di caccia alle streghe, alcune riflessioni sorgono spontanee. Le vicende di cronoca e il relativo chiacchiericcio mediatico degli ultimi giorni lasciano sgomenti. Due fatti di cronaca simili, due modi diversi di raccontare e di far percepire alla gente il medesimo crimine, violenza sessuale e uccisione. La prima vicenda vede coinvolta una donna e un’immigrato romeno, la seconda una studentessa erasmus, il fidanzato italiano, la coinquilina americana e un conoscente congolese. Nel primo caso, si è arrivati all’esplosione del problema della convivenza con i romeni, nel secondo non si è scatenata nessuna polemica perchè i colpevoli sono due persone che in altri tempi avremmo detto civili o evoluti. Di fatto non si guarda al dato comune, cioè che per le donne è ancora troppo spesso facile morire di violenza. Una piaga sociale che non si riesce a curare. Ovviamente è molto più facile trovare comodi capri espiatori, in questo caso l’immigrato romeno. Da queste prime riflessioni emergono altre considerazioni. In primo luogo, il nostro paese non ha ancora imparato a gestire il fenomeno migratorio se non in termini di repressione e di finta risolutezza. Nè la Turco-Napolitano, nè tanto meno la Bossi-Fini hanno saputo creare un sistema che permetta agli immigrati di integrarsi e di preferire la legalità alla clandestinità. In secondo luogo, emerge il profondo razzismo che caratterizza il gene italico. A parole siamo tutti tolleranti e ben disposti, a patto che loro, i diversi, gli ospiti, adottino ogni nostro stile di vita, in barba alla diversità culturale e alla piena convivenza dei popoli e delle culture. Basta ascoltare la voce del popolino, le interviste ai tg, gli spazi di pseudo dibattito in tv, basta vedere le reazioni: ovunque scritte fasciste e razziste contro la razza oggi oggetto di odio.
Ieri è toccato agli ebrei, oggi ai romeni. Domani chi sarà il nuovo capro espiatorio per gli errori di una classe politica e per le paure di un paese fondamentalmente razzista?

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