Normalità di un’Italia allo sbando

Se già prima non trovavo nulla di affascinante nello sport più amato dagli italiani, da ieri proprio lo abolirei in toto. Inutile dare una versione di quello che è successo prima in quel benedetto autogrill della A1, poi fuori dagli stadi. Non capisco come due tifoserie avversarie debbano sempre arrivare alle mani, perchè una partita di calcio non possa essere vissuta come tale, cioè un momento di sana competizione sportiva tra “professionisti” del mestiere, sostenuti da cittadini amanti di tale sport che si divertono e tifano in modo civile. Purtroppo da troppo tempo ormai le partite di calcio, o meglio gli stadi non sono più luogo di gioco ma vere e proprie arene dove minoranze organizzate in branco di repressi, disadattati sociali e non so quale altro tipo di rifiuto sociale si recano non per guardare la partita ma per fomentare la reazione degli avversari. Ammetto non ho mai capito il tifo da stadio, i cori, gli urli, gli striscioni. Non ne ho mai capito il senso. Ieri, come ogni volta in cui il tifo sfocia in violenza fine a sè stessa, abbiamo toccato il fondo. Quello che è successo fuori da tutti gli stadi italiani, a Roma, alla sede del Coni è ancora più grave perchè non è stato scatenato da una rissa in uno stadio ma per l’uccisione di un tifoso che si stava dirigendo alla partita, quindi fuori da uno stadio, cosa questa che non avrebbe dovuto scatenare altre riflessioni. Detto questo, visto che parliamo di rifiuti sociali, i rifiuti si sono coalizzati, indipendentemente dalle varie tifoserie, per dare la caccia al polizziotto. Anche qui prevale la logica del capro espiatorio: l’errore del singolo essere umano viene immediatamente generalizzata ed estesa a tutto il corpo della polizia. Per carità, chiunque nel fare il proprio mestiere commette degli errori. Quando c’è di mezzo un morto le cose non sono mai semplici. Ma proprio non capisco il percorso mentale che porto migliaia di persone a mettere a ferro e fuoco intere città. Per cosa, poi? Vendicare la morte di questo ragazzo? Ancora una volta la mia scure cade contro i media. Incapaci di fare informazione, di prendere una seria posizione contro quello che stava succedendo, di evitare l’infiammarsi di altri focolai di tensione. Subito a trasformare in martire uno che, per sfiga sua, era nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Non viene criminalizzata la follia ma passa per normalità che questi rifiuti sociali possano distruggere tutto quello che vogliono. La mia scure cade contro i dirigenti del calcio italiano che non hanno saputo prevedere la deriva che avrebbe preso quella domenica. Mi spiace che per colpa di pochi (ma che comunque sono troppi e troppo ben organizzati) molti debbano rinunciare ad una sana domenica di sport. Ma io gli stadi li avrei chiusi tutti. Avrei sospeso il campionato. Avrei imposto a questi rifiuti sociali di contribuire al ripristino della normalità, vale a dire lavori socialmente utili a vita…forse già spalare cacca sarebbe stato molto, troppo impegnativo.

Leave a Reply