Mondi paralleli
In questi giorni di paramalattia, non so che cos’ho ma non sto in formissima, e di riposo forzato, anche grazie all’assenza dei prof di cui sto seguendo le lezioni, la mia mente febbricitante vaga e lavora. Penso da fuori si senta molto il cigolio che produce il mio povero cervellino arrugginito.
Non ho fatto grandi pensieri, ma solo alcune considerazioni che esulano dalla politica, una volta tanto. Considerazioni che riguardano la natura umana. Mi chiedo come fanno certe persone a vivere non dico fuori dal mondo ma diciamo molto ai margini di quello che definirei vivere comune o vivere medio? Io capisco la voglia di specializzarsi, di studiare tanto, di riuscire ma a tutto c’è un limite, seconde me almeno. Io non sono capace di limitare i miei interessi al mio solo ambito di studio, o forse il mio ambito di studio è così variegato che dentro ci finiscono tante di quelle cose che poi è difficile separarle. Ma comunque c’è sempre una dimensione privata, qualcosa che esula da tutto e da tutti. Per me è la danza del ventre, è fare un giro in centro a vedere lo scintillio delle vetrine, è entrare in un negozio e provare di tutto ma uscire senza nulla per il solo gusto di aver fantasticato di essere altro, è comprare a 25 anni un paio di converse fucsia di paillettes di hello kitty, è andare dal parrucchiere per farmi sentire coccolata per un’ora. C’è gente per cui tutto questo è solo una perdita di tempo, non per estrema maturità o chissà cos’altro. Semplicemente è un sacco di tempo sottratto alla studio, alla ricerca maniacale di cose assurde. Che forse però per questa persona hanno senso. La dimensione personale, umana è anche ritagliarsi ogni tanto una sera, un pomeriggio da DEDICARE COMPLETAMENTE A QUEL MATTO DEL MIO ADORABILE MOROSO (:-p) per fare quattro chiacchiere con le amiche dell’università, chiacchiere che non c’entrano nulla con l’università ma in cui si ride, si scherza. Per alcuni anche questo è una perdita di tempo, o comunque da ridurre solo ai momenti in cui non c’è qualcosa di più dotto da fare. Una posizione che si ribalta se però penso agli anni che verranno, alle mille incertezze, al mio orgoglio che mi dice di staccare in fretta il cordone ombelicale familiare, subito dopo l’università, appena si trova un lavoro decente, non perchè mi stia stretto ma per dimostrare che i sacrifici che i miei a vario titolo hanno fatto hanno fruttato qualcosa. E mi confronto invece con chi pensa ad un mondo di rose e violette, fatto di un lavoro dove ci si alza quando si vuole, si lavora quando e come si vuole, dove si fa solo e soltanto il lavoro per cui si è studiato. Mi chiedo: ma se malauguratamente questa persona non riuscisse a fare quello per cui ha studiato negli ultimi 5 anni, che fa in alternativa??? Il tutto è reso particolarmente snervante da un’abbondante dose di ingenuità o di buonismo, dove comunque ogni cosa la si deve giustificare, nel bene o nel male. Come la storia dei fumetti di asterix in latino regalati ad un prof, “perchè in fondo ha un’animo biricchino anche lui”…ogni tanto mi sembra veramente di vivere in un mondo parallelo..vorrei qualcuno mi dicesse che non sono da ricovero psichiatrico.