25 aprile

Considerazioni in una giornata importante per quanti hanno ancora una coscienza civile.

1) Festa della Liberazione. I modi di festeggiare sono tanti, certo non passa inosservato quello di chi si appresta ad essere il “nuovo” presidente del consiglio. Cotanto uomo ha, infatti, deciso di fare l’alternativo e di festeggiare con l’onorevole Ciarrapico, non proprio un simbolo di quanti si sono sacrificati a vario titolo per la liberazione del nostro paese dal nazifascismo. A questo episodio, si sommano la telefonata di Pansa a Storace e le dichiarazioni dello stesso sulla necessità di rivedere la Resistenza, non negarla. A questo punto, continuo a dubitare della sanità mentale del povero Pansa: per carità, ognuno è libero di cambiare opinione ma per lo meno eviterei di continuare a parlare in nome della Verità. Continuo a pensare che già i conti con la storia i partigiani li abbiano fatti, accettando che la Resistenza sia stata ridefinita come guerra civile.

2) Vday2. Penso che il signor Grillo abbia decisamente esagerato. Va bene il Vday ma non il 25 aprile che dovrebbe essere, ma ahimè non è, festa di tutti. Perchè non farla in una qualsiasi altra giornata?

3) Vicenda violenza alla Storta. Adesso viene fuori che forse si tratta di un non caso, di una costruzione per alimentare un po’ di malcontento e favorire Alemanno nell’elezione a sindaco. La cosa gira da alcuni giorni per mail e oggi compare pure su Repubblica. La cosa è abbastanza inquietante per il fatto che si sta giocando sulla pelle di persone reali, che alimenta ancora di più tutto questa ossessione per la sicurezza ma di fatto eludendo la questione centrale (come già nel precedente caso di stupro a Roma), quella della violenza sulle donne. Oggi tutti invitano al silenzio e al rispetto per il dolore della vittima ma solo qualche giorno fa dal caso sono nate proposte ai limiti dell’incredibile (mi spiace Rutelli ma il braccialetto mi sembra la cavolata del secolo), del caso si è abbondantemente cibata questa campagna elettorale cannibale e sensazionalistica. Ma dà ancora più fastidio la strumentalizzazione del caso. In altre città, quasi in contemporanea, si sono consumati crimini simili ma nessuno ha messo in dubbio la sicurezza di quelle città. Nè tantomeno si è avviata la caccia allo stupratore perchè in alcuni casi si è trattato di violenza tra i civili italiani (è il caso della ragazzina vittima di violenza di gruppo) o tra gli incivili rumeni (una donna abusata per una settimana in una campo nomadi). Nessuno interviene. Ma si torna a fare la voce grossa se un moldavo o rumeno uccide due pensionati nel veronese e il sindaco minaccia il ricorso alla pena di morte. Perchè in questo cavolo di paese devono sempre valere due pesi e due misure? PERCHE’? Perchè non si interviene contro l’uomo in generale violento contro la donna in generale in quanto vittima di un abuso contro la sua integrità fisica? Perchè non si interviene a prescindere dalla nazionalità dell’aggressore e della vittima?

4) Dibattito sulla ministra spagnola alla Difesa incinta. In Italia fa scalpore che una donna possa assumere il controllo della difesa e che lo faccia in attesa di un figlio, dichiarando che dopo il parto tornerà presto al lavoro perchè le cure del figlio verranno condivise con il marito. Coro di protesta al grido di strumentalizzazione della maternità, di scandolosa costrizione al lavoro di una donna in avanzato stato di gravidanza. Io, invece, sono tra le poche che gioiscono davanti a una scelta che una volta tanto scardina li stereotipi di genere, normalizza una scelta di vita, premia il merito. Tutte cose a milioni di anni luce da noi. Dove purtroppo la vita di un giovane trentenne può essere raccontata attraverso il non acquisto di una scatoletta di tonno (Il Venerdì).

5) Esame di antropologia. Questo esame mi sta facendo veramente male. A parte non capire metà dei concetti espressi in quelle 200 pagine, quell’altra metà comprensibile anche ai digiuni di antropologia mi fa veramente deprimere. Un fantastico saggio di Pietro Clemente che esordisce commentando il ruolo che il resto del mondo ha nella stampa italiana. In via d’estinzione se non inestistente. Un po’ come il fatto che la morte di Aimè Cesaire sia stata data solo dal Manifesto. Non un personaggio di attualità ma comunque un grande pensatore e poeta, il primo a dare riscatto alla pelle nera.

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